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Profughi

  • Ogni giorno, un continuo flusso di migranti giunge sulle nostre coste per sfuggire a situazioni di fame, guerre e persecuzioni. Papa Francesco ha esortato ciascuno di noi ad accogliere nelle proprie case una famiglia di profughi. Un gesto significativo e concreto in preparazione all'anno Santo della Misericordia.

    La Caritas diocesana di Livorno accoglie l'appello del Papa, facendosi promotrice e coordinatrice di due progetti d'accoglienza, uno di Caritas Italiana (Un rifugiato a casa mia), l'altro della Regione Toscana.

    Anche tu puoi aiutarci ad accogliere:

    Per saperne di più clicca qui

  • La Caritas di Livorno ha aderito alla settimana di mobilitazione globale promossa da Caritas Internationalis in seno alla campagna di solidarietà con i rifugiati e i migranti Share The Journey/ Condividi Il Viaggio.

    Sabato 23 giugno ha organizzato una camminata di solidarietà insieme ai ragazzi e alle ragazze ospiti dei suoi progetti di accoglienza (Cas e Sprar).

    Il gruppo, composto da una ventina di persone, è partito dalla Valle Benedetta e ha raggiunto l’Eremo della Sambuca in un’ora e mezzo di cammino.

    Raggiunta la destinazione, il gruppo si è fermato per una merenda e una riflessione sul senso della camminata.  

     

     

  • Nel quadro delle iniziative promosse dalla Chiesa livornese per la Giornata Mondiale dei Poveri, lunedì 20 novembre la Caritas di Livorno ha accompagnato gli ospiti dei suoi progetti di accoglienza per profughi, rifugiati e richiedenti asilo in un pellegrinaggio a Montenero che si è concluso con una merenda. 

     

     

  • Negli ultimi anni il fenomeno dell'immigrazione è cresciuto in modo esponenziale. Molti migranti arrivano in Italia per sfuggire da guerre, persecuzioni politico-religiose e carestie ma la nostra società non è preparata ad accoglierli, le problematiche connesse al'’immigrazione infatti sono molteplici.

    Per questo la Fondazione Caritas Livorno, in linea gli interventi di Caritas Italiana che incentra la sua opera di servizio sulla promozione integrale di ogni essere umano, ha aperto uno specifico Sportello Immigrazione  con l’intento di accogliere “l’altro”, ascoltare la sua storia e instradarlo verso un percorso di risoluzione delle proprie difficoltà.

    L’invito ad usufruire di questo progetto è rivolto a tutti gli immigrati, con un'attenzione particolare alle donne.

    I servizi che offriamo:

    • prima assistenza: accesso alla mensa, al guardaroba; utilizzo di docce.
    • rappresentanza legale: per eseguire pratiche burocratiche, come mettere in regola la documentazione del soggiorno in Italia;
    • assistenza sanitaria;
    • informazioni ed orientamento verso i servizi già presenti sul territorio: dormitori per i senza fissa dimora; sostegno nella ricerca di un posto di lavoro; insegnamento della lingua italiana e doposcuola per i bambini.

    Lo sportello è aperto il martedì dalle 9.00 alle 11.00 ed il giovedì dalle 11.30 alle ore 13.00, presso la Fondazione Caritas, Via delle Cateratte, 15. 

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    Caritas gestisce, sul territorio livornese, strutture di accoglienza per persone straniere inserite nei programmi di protezione umanitaria, animate da progetti che vogliono favorire l’integrazione di profughi e rifugiati. Le persone accolte possono contare su un servizio di ascolto e accompagnamento caratterizzato da interventi mirati per rispondere al meglio a bisogni concreti quali, casa, vestiario, cibo, attività di orientamento, accompagnamento ai servizi del territorio e assistenza sanitaria. Il Dottor Guideri è uno dei medici volontari che offrono gratuitamente la propria professionalità al servizio dei ragazzi inseriti nei programmi di protezione:
     
    Che tipo di supporto dà ai ragazzi?
     
    Personalmente mi occupo di fornire una prima assistenza sanitaria. Partiamo sempre con un colloquio, per conoscerci e capire quali sono le loro problematiche, cosa non sempre facile e immediata a causa delle differenze linguistiche, per poi procedere con una visita di base e, solo se necessario, li indirizziamo verso una visita specialistica o altro. Molti dei ragazzi hanno bisogno di un supporto psicologico, di un appoggio e di essere ascoltati. Bisogna riconoscere quando un problema dichiarato è frutto di un malessere personale piuttosto che derivato da un reale problema fisico, il rischio, altrimenti, è di medicalizzare tutto anche dove non ce n’è un bisogno concreto. 
     
    Cosa intende per malessere personale?
     
    Intendo un malessere interiore derivato non da problemi di salute ma dalla vita che hanno vissuto, dalle esperienze tremende che hanno passato. Casi di violenza, percosse, ustioni, lesioni fisiche che hanno avuto, logicamente, un
  • La Caritas di Livorno cerca insegnanti volontari per la scuola estiva di italiano per stranieri.

    Obiettivo del corso è quello di contribuire all'integrazione nella nostra comunità dei ragazzi e delle ragazze profughe inseriti nei progetti di accoglienza della Caritas.

    Le lezioni avranno inizio il 12 giugno e proseguiranno fino a settembre con una pausa di due o tre settimane ad agosto.

    La disponibilità minima richiesta è di 2 ore settimanali. 

    Le lezioni si terranno nei locali della parrocchia Madre Seton di Piazza Maria Lavagna, a Livorno. 

    Chi fosse interessato può scrivere all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

     

     

  • La Fondazione Caritas Livorno onlus, da sempre impegnata sul fronte della lotta alle povertà ed alle fragilità, tra i numerosi servizi e interventi, sta portando avanti anche il progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), che offre accoglienza in quattro piccoli gruppi appartamento a 16 uomini e 5 donne, provenienti da zone di guerra o in fuga da persecuzione.

    L'accoglienza dura circa un anno, periodo nel quale si cerca di offrire ai destinatari gli strumenti per una fattiva integrazione nel territorio, partendo dall'apprendimento della lingua italiana, passando per la tutela sanitaria e giuridica, fino alla formazione professionale, l'inserimento sociale ed abitativo e tutti gli altri aspetti necessari per favorire l’integrazione dei beneficiari nel tessuto socio-lavorativo cittadino.

    Peace, Harbert, Irfan, Hassan e Hafiz, sono 5 giovani immigrati che, dopo esser stati accolti dalla Fondazione Caritas Livorno onlus, sono in grado di guardare al loro futuro con uno sguardo di vera speranza. I 5 giovani (4 uomini e 1 donna) provengono da nazionalità diverse tra loro: Nigeria, Pakistan e Bangladesh e dal novembre 2014 sono stati accolti all'interno del progetto SPRAR di Livorno, per cui il Comune è l'ente gestore e la Caritas Livorno l'ente attuatore.

    Arrivati in Italia per sfuggire a persecuzioni o alle difficili condizioni di vita in cui si trovavano nel proprio Paese d'origine, il primo impatto non è stato semplice, né per loro nell'incontrare una nuova lingua e una nuova cultura, né per il progetto che li ha accolti, dove non si riusciva inizialmente a trovare una adeguata “chiave d’intervento”. Poco a poco, i ragazzi hanno iniziato a conoscere altri ragazzi italiani e immigrati, la nostra città, le peculiarità nei diversi modi di vivere, riuscendo a convivere in casa con altri richiedenti asilo di nazionalità e lingue diverse.

    Frequentando i corsi d’italiano organizzati dalla Caritas Livorno tramite i volontari (spesso ex insegnanti) che hanno dato la loro fondamentale disponibilità, hanno studiato ed imparato la lingua italiana, un po’ di educazione civica e gli intenti del progetto di accoglienza. Per non passare le giornate in casa attendendo la risposta alla loro richiesta di asilo politico, si sono impegnati come volontari presso la Caritas, aiutando specialmente nei servizi di distribuzioni di alimenti ad enti e parrocchie cittadine, incontrando così anche ragazzi e adulti italiani, con cui condividere la propria esperienza di richiedenti asilo, progredendo nel loro percorso di integrazione in Italia. Alcuni di loro hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, mentre altri sono ancora in attesa del giudizio del tribunale, che solitamente arriva anche dopo 2 o 3 anni.

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