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Rifare il tessuto sociale

Indice articoli

Dove può intervenire la Comunità cristiana, la Caritas? Sicuramente può portare domande preziose.
1) L’impotenza umana.
Negli ultimi venti anni l’uomo ha operato moltissimo ma proprio questa sua opera ha dimostrato la sua potenza ma anche la sua incapacità. Dobbiamo ripartire da lì; combattere consapevoli di questo. Mai perdere di vista la nostra impotenza quando usiamo la nostra potenza. Il nostro correre ci ha impedito e impedisce la nascita di figli, di occuparsi di chi è svantaggiato, di accudire agli anziani (abbiamo allungato di 15 anni la vita, ma … che vita è?). dobbiamo ricuperare il senso della fragilità. Il nostro problema non è far funzionare le cose ma di stare al passo col debole, con l’anziano. Le fasi della vita in cui non siamo più capaci di fare, ci sentiamo di peso: nella malattia, nell’anzianità. Dobbiamo dunque non preoccuparci troppo dell’efficienza dei servizi, ma lasciarsi educare dalla povertà. Essere potenti è cosa buona ma noi siamo impotenti: non abbiamo vergogna di questo.
2) La vera realtà.
Influenzati dai media, oggi scambiamo la realtà con quello che facciamo, che pensiamo. Ad esempio, guardiamo l’incapacità dei giovani a discutere. Sfuggono al confronto, si scansano.Tu la pensi così? Io no, e mi scosto. Abbiamo disimparato che c’è una realtà al di fuori di noi che va rispettata. Se in parrocchia arriva gente nuova, ci sono nuove situazioni, la comunità si interpella. Stare sul punto della povertà significa mettere al centro una realtà che è fuori di noi e accettarla, discuterla per cambiare. A ciascuno, poi rimane la libertà di dare o non dare la risposta che può.
3) Ridare senso alla vita.
L’espansione di questi anni ha lasciato insoddisfazione per come viviamo. Occorrere rimettere nella nostra vita le cose che gli danno senso. Che cosa faccio? Perché lo faccio? Dalla bibbia sappiamo che nei tempi di crisi Dio ci parla. Cosa ci dice? Se guardiamo alle Istituzioni no possiamo non pensare alla necessità di ricostruirle, perché ne abbiamo bisogno, immettendoci l’Ethos, l’etica, o rischiamo di avere leggi che ci schiavizzano alla Tecnica. Ed ancora: quale cultura per l’etica? Il luogo di critica più vero per la società è la povertà. È guardando alla povertà che possiamo trovare vie nuove. Qualche sottolineatura per capire. a) nel pensiero comune ciò che è gratuito non vale. Per noi, invece, ciò che ha valore è gratuito, perché non ha prezzo. I valori per ricostruire le Istituzioni nascono da uomini e donne che operano per questo, riconoscono perciò l’ingiustizia della povertà. Istituzioni dunque da reinventare, per ricostruire la giustizia e l’etica popolare. b) la nostra è una società di liberi che deve scoprire i suoi fallimenti, le sue incapacità a star dietro a chi ha bisogno. allora siamo liberi per che cosa? per quale mondo? la nostra libertà è ancora da costruire, da pensare. abbiamo raggiunto il benessere, la democrazia, siamo liberi ma … . Qualche indicazione concreta Abbiamo accumulato notevoli ritardi nel preparare le persone a costruire un mondo diverso. il problema educativo va al primo posto. Occorre rendere le persone consapevoli della vita che vivono. È la carità dell’educazione. Oggi è giusto chiedere che ciascuno dia il proprio contributo di costruzione. Non sono sufficienti le Istituzioni pubbliche. la democrazia ha vinto ma sembra che voglia distruggere se stessa. È dovere di ognuno dare un po’ del proprio tempo, delle proprie idee, dei propri beni per ricostruire una società giusta. Dobbiamo far nascere l’economia della contribuzione. È tempo di allearsi, non per rinchiuderci a difendere ma per costituire legami nuovi: nella famiglia, nel quartiere, nel territorio nel mondo; senza contrapposizioni ma affinché ogni livello richiamo l’altro a tale obiettivo. La Chiesa, la Caritas, ha il compito di ricostituire i luoghi dell’alleanza dove, ad esempio, datori di lavoro e lavoratori possano ricostruire, rifare di nuovo le cose. 
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